riesco pure a dimenticare i titoli =_=
Signori miei come mi sono ridotta. Riesco pure a dimenticare i titoli dei post. Eh sarà che ho troppo la mania di rileggermi e poi finisco per lasciare le cose a metà.
Lasciare le cose a metà. Sì, il mio peggior difetto. Oddio, quando si tratta di cavolate, almeno non le faccio fino al cento percento.
Sto ascoltando Bugo. Mioddio che strazio. Adesso cambio. Ecco, ho cambiato, ma non dico cosa ho messo perché non mi rappresenta per niente. E poi mi ricorda un anno fa. E poi nemmeno Bugo mi rappresenta, ma questo ancora meno. E poi mi ricorda un anno fa, e sia mai che la mia mente vada a Un Anno Fa. (Caspita però il ritmo che è tenuto come in una bachata. Insomma sì, quello strumento là, sì, ce lo diceva sempre. (Odio non vedere per iscritto i nomi delle cose. Finisco solo per non memorizzarli.) Bachata, ho detto. Sì, nel mio passato c’è pure quello. Parlo come sa avessi il triplo dei miei vent’anni. Ironico. Ironico come quest’anno, ma di questo parlerò later this month. Perché un riassunto dell’anno trascorso dovrò pur farlo, anche se questo 2006 non se lo merita il riassunto figo. Caspita, che anno ironico. Ma ne parlerò più avanti.) Ecco, è finita la canzone. Per la cronaca era Hollow Years dei Dream Theater. Eh no che non mi rappresenta. E poi mi fa pensare allo scorso anno. Ebbasta.
Oggi avevo una voglia pazzesca di avere una nonna. Che poi le ho tutte e due, ma quella che ha l’età che mi piace è troppo lontana, e quella vicina ha troppi anni e troppi problemi per accollarsi anche i miei. Ecco, una donna molto matura che mi faccia capire dallo sguardo che mi vuole bene e che non mi rendo nemmeno minimamente conto di quanto di bello mi debba ancora riservare la vita (lei lo sa perché ci è passata ventenni fa, me lo assicura, il bello deve solo venire). Quello. Di quello avevo una voglia pazzesca oggi. Di una persona così. Che mi voglia bene per il legame di sangue che ci unisce. Perché si rivede in me. Perché mi dà la speranza di una vita serena e felice come quella che lei ha fatto. In cui tutti gli errori e i dolori altro non sono stati se non quello che l’ha fatta diventare così bella, così saggia, così innamorata della sua nipote. Quanto mi manca una figura così nella mia vita.
Tutta colpa delle commedie americane, comunque. Come sempre. Giù lacrimoni anche oggi, e figuriamoci. Poi io sono quella che non piange mai. (Oddio, piango per cose più serie di solito. Mica sempre eh. Però tendenzialmente, appunto.) A me fanno piangere le commedie!!!!!!! Che brutta cosa. Queste commedie felici che non fanno altro che ricordarmi cosa mi manca nella vita. Stavolta mi sono resa conto che mi manca una nonna. Maledette commedie. Una nonna e un cane.
Poi: maledetta abitudine di leggere i libri aprendoli a caso! Ci sono libri che si leggono una sola volta nella vita, sotto gli impulsi più disparati. Soprattutto quei libri che fondamentalmente non ci appartengono, ma ci illudono solo di poterci vedere più chiaro una volta letti. Ecco, ok, leviamoci lo sfizio. Leggiamoli una volta. Poi via, sullo scaffale e a mai più rivederci. E invece no!, facciamoci del male, tiriamoli giù nei momenti MENO opportuni e apriamoli a caso. Proprio a caso. E a caso esce sempre la frase più deprimente della pagina più deprimente del capitolo più deprimente del libro di turno. Viene da chiedersi che maledetto meccanismo masochista si sia innescato nel nostro cervello da farci andare a tirar giù proprio quel libro e quale impulso di sfiga abbia fatto sì che aprissimo proprio la pagina con quella maledetta frase che ha avuto il solo scopo di farci stare non male ma peggio. Maledetta letteratura da una botta e via. In questi casi è proprio sempre meglio non tornare sui propri passi.
Ho disabilitato i commenti. Fa molto piacere riceverne, ma non potevo più gestire lo spam. Insomma, se chi legge ha qualcosa da dirmi, sa dove trovarmi. (A parte quando torno da Torino, in tal caso il vagone è il secondo dal fondo, e se è a due piani, allora sopra.)
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